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In corrispondenza dell'incontro delle due dia–

gonali di ponente una grande lapide a cielo

aperto, riveste tutto il muro di recinzione a ri–

cordo dei caduti della campagna di Russia, nella

seconda Guerra Mondiale. All'interno del re–

cinto, negli angoli, sorgono otto edicole; sei di

questi angoli detti "Pregadio" e distinti con le

lettere B-C-D-E-F-G si riferiscono alle prime

cripte con loculi individuali, realizzate dal Co–

mune in camere sotterranee. Il tratto triangola–

re di terreno, corrispondente ai primitivi ossari

particolari, venne trasformato in un unico pri–

mo ossario occupando l'area nord, lasciata libe–

ra dalla riduzione della forma quadrangolare al–

la forma ottagonale. Per le restanti aree libere di

forma identica a quella destinata ad ossario, si

addivenne alla creazione di fosse destinate ai

deceduti nell'Ospedale di Carità a est, alla rea–

lizzazione di un orto per il Rettore a ovest, e

nell'ultima area a sud, alla costruzione di scude–

rie, rimesse, abitazioni per gli interratori e ad un

luogo adibito alla sepoltura dei feti.

Inoltre con delle siepi di bosso si realizzarono

degli

scompartimenti

per la separazione delle tu–

mutazioni private da quelle comuni. La divisio–

ne della necropoli in quattro ampi campi pone

al centro di essa una piazzetta circolare domina–

ta da un

calvario

con croce che sormonta la crip–

ta ossario a forma di monticello rivestito da zol–

le erbose.

La cripta sotto la grande croce è costituita da un

camerone interrato di proporzioni pari al piaz–

zale soprastante, dotato di tombini per l'intro–

duzione dei resti. In esso riposano anche le spo–

glie dei torinesi già sepolti nel cimitero di San

Lazzaro, che furono qui traslati nel 1936.

~

LUIGI ARCOZZI-MAS/NO,

op. cit.

Contemporaneamente alla costruzione del ci–

mitero ne fu predisposto il regolamento, che

doveva soddisfare a due requisiti sociali fonda–

mentali: il principio democratico dell'egua–

glianza, con l'implicito rifiuto di ambiziose

esteriorità e l'adozione della sepoltura indivi–

duale con feretro nel rispetto di ben precise

norme igieniche. Tuttavia non mancarono de–

roghe più o meno compiacenti a tali disposizio–

ni. Infatti le inumazioni senza bara furono

tolle–

rate

sino al1849; in secondo luogo ci si dovette

arrendere di fronte all'arte funeraria ricono–

scendone i suoi diritti, tanto che già nel 1841,

dovendosi provvedere ad un primo ampliamen–

to, si decise di circondare il nuovo campo di un

elegante porticato rialzato con sottostante gal–

leria per i loculi individuali e le arcate di fami–

glia.

Il Cimitero fu benedetto da monsignor Colom–

bano Chiaveroti il 5 novembre 1829. Nella sua

pastorale ebbe a scrivere:

Ma qui già ci pare di

sentire le lamentazioni di alcuni o troppo delicati

o troppo attaccati alle antiche usanze che mal sof–

frono di vedere i cadaveri posti in terra e secondo

essi troppo avviliti e segregati dalla vista de'fede–

li, la quale potrebbe nei viventi risvegliare le loro

anime. Restano ancora in vita alcuni che furono

testimoni della formazione dei due cimiteri e della

conseguente proibizione di seppellire nelle chiese,

e siccome già allora si dolevano che con quei nuo–

vi ordini si venissero a porre quasi a dimenticanza

ifedeli defunti, così non lascieranno certo di

mor~

morare e forse ancora più, contro la formazione

del Camposanto, parendo loro chefacciasi in cer–

to modo guerra ai poveri morti, cacciandoli prima

dalla chiesa, poi dagli avelli e tutti confinandoli in

un so/luogo ad essere di terra coperti, ad ogni in–

temperie esposti e quasi calpestati.

~