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Camposanto Generale di Torino
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La parola Camposanto, secondo le cronache, trae
origine dal cimitero di Pisa che fu realizzato
con terra raccolta nelle vicinanze del Santo Sepolcro
e trasportata in Italia su cinquanta navi,
per iniziativa del vescovo pisano Ubaldo dei Lanjranchi,
che ne intraprese nel 1283 la costruzione
ultimata solo nel 1464.
Alla data di edificazione dei Cimiteri di San
Pietro in Vincoli e San Lazzaro, Torino contava
circa 80.000 abitanti e le nuove strutture con–
sentirono una soddisfacente soluzione del pro–
blema delle sepolture. Peraltro l'espandersi
della città ed il continuo incremento della po–
polazione ben presto misero in crisi il sistema.
Le cripte per le sepolture collettive risultarono
insufficienti, anche se periodicamente veniva–
no vuotate ed i resti abbruciati.
L'introduzione del sistema di rotazione fra i
due camposanti, che uno alla volta, per un pe–
riodo di sei mesi ciascuno, fungevano da cimi–
tero generale, si dimostrò soltanto un paliativo.
I pozzi comuni ben presto furono colmi di cada–
veri e per far luogo a nuove tumulazioni si do–
vette ricorrere alla esumazione di salme non
ancora consunte, che offrivano nauseabondi e
poco edificanti spettacoli.
Si giunse così al periodo napoleonico e nel1802
il Consiglio Sanitario dovette diramare nuove
disposizioni circa le modalità di tumulazione,
adeguandosi alle norme imposte dall'occu–
pante.
Nel 1800 dopo la battaglia di Marengo, Napo–
leone Bonaparte annetteva alla Francia il Pie–
monte. Durante l'occupazione francese, Tori–
no fu sede della 27adivisione militare, ed
è
pro–
prio dal
Journal de la
27e
division de la Républi–
que Française - Turin, mardi
22
thermidor an
10
(8
agosto
1802)
che si impartirono i divieti di
inumare nelle chiese e si richiesero per i sepol–
cri abbandonati solerti traslazioni e pulizie.
Si aggiunse poi l'effetto dell'editto napoleonico
di Saint-Cloud,
12
giugno
1804,
-ispiratore del
carme foscoliano - che stabiliva che i morti non
Riportiamo i dati
rilevati
dall'Ufficio A nagrafe
di Torino
per il periodo che va
dal 1706 al 1828
anno
1706
1712
1777
1791
1815
1828
~
Da
il
Registro della ragioneria,
5 maggio 1826.
popolazione
35.115
56.336
83.984
94.500
88.300
121.781
fossero seppelliti nelle chiese, ma in cimiteri
fuori della città; che le lapidi funebri fossero
tutte di uguale misura e le loro iscrizioni venis–
sero sottoposte ad un severo controllo. Disposi–
zioni queste che nascevano sì da imposizioni
igieniche, ma rispecchiavano anche le tendenze
egualitarie della rivoluzione francese .
Dopo la restaurazione, le autorità cittadine eb–
bero così ad affrontare, tra i numerosi gravissi–
mi problemi conseguenti ai molti anni di domi–
nazione straniera, anche quello di una totale re–
visione delle soluzioni in precedenza adottate
per le sepolture, sempre più insufficienti perché
l'importanza della città andava di giorno in gior–
no aumentando e di pari passo la popolazione
residente.
~
Necessitava dunque ricercare una soluzione ci–
miteriale duratura e più consona alle nuove di–
mensioni e prospettive future che Torino anda–
va assumendo.
Nel 1826, il marchese Cesare Romagnano di
Virle, nella sua qualità di responsabile dello sta–
to civile della città di Torino, veniva incaricato
dalla speciale commissione decurionale per i ci–
miteri, di cercare un'adeguata sostituzione del
cimitero di Po
San Lazzaro
con altra sede, dove
la disponibilità dei
tombini
fosse più adeguata
alle vigenti norme sepolcrali ed al numero delle
tumulazioni.
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Il 30 aprile 1827 il decurione avvocato Edoardo
Tholozan, riferì al Sindaco i risultati degli ac–
certamenti, proponendo la stesura di un piano
di lavori, sui disegni dell'ingegner Gaetano
Lombardi.
Il 30 agosto 1827 con
Ordinato
del Consiglio
Generale della città fu approvata la costituzione
del nuovo Cimitero Generale e si richiese al Re
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