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prio al confine con il territorio del comune di

San Mauro, come risulta dal foglio n. 36 del pia–

no regolatore della città di Torino.

Alla fine degli anni cinquanta, per necessità di

un sollecito reimpiego dei campi, derivante dal–

la carenza di aree, le inumazioni avvengono in

un riquadro avente carattere di campo comune

di durata decennale; tuttavia, in più di un caso,

per assoluta impossibilita di provvedere altri–

menti, alcune salme vengono già avviate al Ci–

mitero Generale.

In conseguenza dell'incremento di popolazio–

ne di Abbadia, Barca e Falchera, tale superficie

risulta insufficiente alla necessità di servizi

mortuari, per cui la Civica Amministrazione

delibera di provvedere all'ampliamento del ci–

mitero stesso,

Giunta Municipale

9

gennaio

1963.

Ma le difficoltà da superarsi, per le conte–

stazioni dei proprietari dei terreni, diventano

considerevoli, per cui l'Amministrazione, con–

tro

il

volere del Comitato di quartiere, decide di

soprassedere al previsto ampliamento.

Intanto un decreto prefettizio in data 15 maggio

1963, citando la deliberazione 17 dicembre 1962,

n. 20/17, con la quale il Consiglio Comunale di

Torino proponeva la riduzione dell'area della

zona di rispetto del Cimitero suburbano di Ca–

voretto da metri 200 a metri 100 dal muro di cin–

ta, permetteva la riduzione stessa anche per Ab–

badia.

Si giunge così all'interpellanza in data 1971, sui

problemi della periferia promossa da un lungo

elenco di cittadini della zona; a conclusione dei

vari punti esaminati

il

Sindaco definisce:

Assai

sentito il problema dell'Abbadia di Stura. La ven–

tilata notizia della soppressione ha allarmato i

cittadini della zona. La questione è stata oggetto

da parte della Commissione comunale per i servi-

zi funebri e cimiteriali, la quale, nella seduta del

26 maggio 1971, ha deciso all'unanimità la non

soppressione del cimitero ed il relativo amplia–

mento, peraltro già deliberato dalla precedente

Amministrazione.

Il progetto dell'ampliamento venne allestito dal

civico ufficio tecnico, la superficie destinata

all'ampliamento del cimitero fu di mq. 17.380.

cimitero di Cavoretto

/l

feudo di Cavoretto

è

stato ceduto dall'Imperato–

re nell'anno 1252; la di lei comunità/orma anime

450. Il parroco di Cavoretto ha titolo di Vicario e

ne spetta la nomina all'Arcivescovo di Torino; la

parrocchia/rutta lire 3000;

è

Vicario della mede–

sima il signor Teologo Ravioli. Il territorio di Ca–

voretto vien diviso da quello di Torino, in cui anti–

camente era compreso, per via del Rivo Freddo:

così la descrizione dell'architetto Gio. L. Ame–

deo Grossi nel 1790.

La parrocchia, dedicata a San Pietro in Vincoli,

disponeva di un'area a fianco sul lato nord, per

la sepoltura dei parrocchiani. Dai registri fortu–

natamente tuttora conservati dal parroco Don

Pietro Longo, si ha notizia che già nell'anno

1588 avveniva la registrazione dei cadaveri che

si seppellivano nell'area a cimitero.

La registrazione in quell'anno era curata dal

parroco Gio-Battista Porro, che inizia:

Alli 4 di

genaro passò dalla presente a miglior vita Gio–

vanni Farinetto di Cavoretto et fu sepolto nella

chiesa parrocchiale del sudetto fuoco.

Questo

è

il

primo di otto nomi che sono appunto elencati

nell'anno 1588.

La stessa grafia continua fino al 1612, quando

subentra

il

nuovo parroco Don Oldrado Man-