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~

Discorso di Monsignor

C.

Chiaveroti

nell'occasione della benedizione del nuovo Camposanto

(Pastorali degli Arcivescovi di Torino

e Circolari dal 1769 al 1831

vol.

L

Archivio Arcivescovile di Torino).

~

Medico e patriota nato a Milanò nel 1812,

amico del Cattaneo, partecipò alle Cinque Giornate

prodigandosi all'assistenza dei feriti;

medico militare durante le tre guerre d'indipendenza,

partecipò alla spedizione dei Mille.

Fu deputato e ministro della sanità,

elaborando un codice sanitario;

convinto assertore della cremazione, a suo ricordo

Torino ha intitolato la via che conduce

all'ingresso principale del Cimitero Torino Sud.

Nel sottolineare ancora una volta l'opportunità

di abbandonare antiche usanze funerarie, rite–

nendo

santa opera

il

segregare i corpi morti dai

viventi,

le disposizioni annunciate da monsi–

gnor Chiaveroti si riferivano sostanzialmente a

quelle pubblicate nel1777 dall'allora arcivesco–

vo Lucerna Rorengo di Rorà.

Venivano pertanto, riconfermate le dichiara–

zioni di non dover riporre in una fossa più di un

cadavere e che il cimitero ..

.

per l'ecclesiastica be–

nedizione diventa casa del Signore... né potrà più

ad altro uso servire, fuorché al pio e religioso d'in–

ferrarvi i corpi deifedeli defunti. Qui

è

vietato per–

sino coltivare alberi fruttiferi, di seminare, o ser–

virsi dell'erba che naturalmente vi nasca per nu–

trirne

il

bestiame, ma dovrà essa quivi stesso con–

segnarsi alle fiamme.

~

Queste disposizioni igieniche furono mantenu–

te, ma i decreti e le leggi speciali, emanate dai

successivi governi, trovarono ostilità negli

ambienti urbani. Nel1885 infatti, secondo l'in–

chiesta fatta eseguire dal ministro Agostino

Bertani

~

esistevano ancora 815 comuni sen–

za regolare cimitero. Dalle statistiche del Re–

gno Italiano, come riferisce il Pogliani, risulta

che 120 comuni usavano

il

territorio di altro co–

mune perché

consorziati;

274 comuni seppelli–

vano ancora i cadaveri nelle chiese o sui sagrati

delle medesime; 628 comuni continuarono ad

inumare nella grande fossa comune (di cui 258

si trovavano nell'abitato) e 40 fosse a breve di–

stanza dai luoghi di vita quotidiana.

~

Il nuovo cimitero fu aperto al servizio funebre il

giorno seguente la benedizione;

~

seguirono

poi gradualmente i trasferimenti di ossa giacen–

ti nei cimiteri abbandonati.

~

POGLIANI,

Stati di cimiteri

nei comuni del Regno al 31-12-1869,

relazione al Ministero degli Interni, Roma 1890.

~

Nella sera del 6 novembre vi furono inumati

nello scompartimento comune di ponente

i defunti Giacinto Bastia, Rosalia Mussino,

Anna Massero e Costanzo Bio/è

(LUIGI ARCOZZI-MASINO,

op. cit.).

DISCORSO

PRONUNZIATO DALL

'ILL.MO

E

REV.MO

MONSIGNORE

COLOMBANO CHIAVEROTI

ARCIVESCOVO DI TORINO

NELL'OCCASIONE DELLA SOLENNE BENEDIZIONE

DEL NUOVO CAMPO SANTO

TORINO MDCCCXXIX

PER GLI EREDI BOTTA STAMPATORI ARCIVESCOVILI

E DELLA CITTÀ

Finis venit, venit fìnis.

Ezech.

VII,

16

Ed ecco, o Fedeli amatissimi, dove poi tutte le visibili co–

se, e tutte le umane vicende vanno per noi a finire. Il sepol–

cro

è

la fine di tutte le grandezze, e la fine si

è

pur anco di

tanti travagli, patimenti e persecuzioni, cui va soggetta la

misera nostra umanità. O voi pertanto, che collocati in

seggi onorifici con fiero sopracciglio guardate chi vi sta

soggetto, voi, che di doviziosa fortuna provveduti delle vo–

stre ricchezze vi compiacete, ed a soddisfare li vostri ca–

pricci ne usate, anziché metterle a profitto per l'eternità;

voi, che sì àvidamente andate in cerca di tutto ciò che può

contentare li vostri sensi, quà venite a considerare la vo–

stra fine, e a disingannarvi che ogni cosa

è

vanità, e tutto

qual fumo sparisce. Che cosa sono in fatti tutte le grandez–

ze, e gli onori mondani? Nel sepolcro si dileguano, e chi

sovrastava già agli altri, e dal suo cenno esigeva che dipen–

dessero, nulla può qui disporre, ma abbisogna dell'altrui

opera, e travasi in balìa di prezzolata gente, che vivendo

non avrebbe pur degnata d'uno sguardo.

Finis venit, venit

finis;

e delle immense vostre ricchezze che vi resta qui, o

doviziosi? Non vi seguono esse al sepolcro, ma in altre ma–

ni passano, e sol poca terra vi rimane da coprire il cadavere

di chi già gloriavasi di possedere molte, ed amplissime te–

nute.

Finis venit, venitfinis,

e quelle membra, di cui, o vo–

luttuosi, già formaste il vostro idolo, venite ora qui a con–

templarle se pur l'animo vi regge, e vedete quanto esse di–

venute siano irrigidite, deformi, e schifose. Questo è il fine

di quel corpo, cui con tanta delicatezza procacciaste ogni

sorta di agi e di compiacenze:

Finis venit, venitfinis

anche

per esso; e questo fine non si può in alcun modo evitare,

abbenché tardi quanto si voglia sia per giungere, pure arri–

verà un giorno, e quando forse non si aspettava. Considera

adunque il tuo fine, o tu che a questa vita pensi unicamen–

te come se essa abbia a durare per un tempo interminabile.

Uno sguardo al sepolcro, e sarà presto il miglior freno a

contenere le rivoltose passioni, onde ti lasci trasportare.

Ma se il sepolcro

è

la fine dell'acciecamento dei mondani

attaccati solo alle cose di quaggiù, esso è per altra parte la

consolazione del vero Fedele, che lo risguarda come il ter-