le ampliazioni
Quantunque la popolazione non fosse cresciuta
in modo apprezzabile nel primo decennio
dall'apertura del Camposanto, nell'agosto del
1841l'Amministrazione comunale ordinò la co–
struzione di una prima ampliazione, resasi ne–
cessaria perché si lamentava la mancanza di
un'area destinata esclusivamente alle tumula–
zioni private.
Il progetto fu commesso all'architetto di Casa
Reale Carlo Sada
~
ed al Decurione Carlo
Pinchia venne affidato l'incarico di sovrinten–
dere ai lavori.
Un primo studio comprendeva, oltre all'attuale
dimensione, anche la previsione di quella che
poi diventerà la seconda ampliazione e di parte
della terza. Inizialmente fu però realizzato sol–
tanto il progetto comprendente tre lati del pa–
rallelogramma, lasciando in fase di costruzione
il colonnato nella parte a semicerchio di fronte
all'entrata, costituendosi in tal modo
il
settore
di mq. 29.488, ora denominato
prima amplia–
zione.
Contemporaneamente alla chiusura dell'area
della prima ampliazione, era stato previsto un
rivestimento globale di tutta la primitiva recin–
zione sul corso Novara, con un colonnato che
snodandosi davanti all'ingresso ne avrebbe mo–
dificata la facciata, ma l'opera non venne realiz–
zata nella sua totalità.
Il motivo principale che aveva ispirato la realiz–
zazione dell'ampliazione era la soluzione del
problema delle sepoltue particolari di famiglia.
Infatti l'apertura del Camposanto Generale
non coincise come era negli intendimenti, con
la cessazione delle sepolture negli altri cimiteri
cittadini, avvenuta invece con la costruzione
dell'ampliazione, che non prevedeva semplice-
~
Carlo Sada (Bellagio 4-5-1809
l
Milano 31-8-1873).
Architetto di Carlo Alberto
fu valido collaboratore di Pelagio Pelagi (1 775-1860);
nel suo soggiorno a Torino (1841-1864)
trovò stima e comprensione per la ·sua arte,
tanto che volle qui essere sepolto, come ricordò
sei anni dopo la sua morte l'avv. Francesco De Amicis,
esecutore testamentario, quando in sua memoria
si scoprì il 15 maggio 1879
il
monumento che si ammira fra le arcate d'ordine dorico
della stessa prima ampliazione da lui progettata.
mente un maggior spazio, ma un'ordinata visio–
ne programmatica delle esigenze della città
ispirata alla necessità di trasferire nel Cimitero
Generale tutte le operazioni di seppellimento.
Questo
è
quanto
è
dato leggere nel progetto
dell'architetto di Casa Reale: esso, con la strut–
tura condizionata dalla presenza del fiume Do–
ra che lambisce
il
muro di recinzione a est, nel
destinare gli spazi caratterizza un particolare
momento storico. Vi sono indicate le aree de–
stinate ad accogliere le salme dei suicidi e dei
bambini non ancora battezzati, mentre da defi–
nire sono i campi evangelico ed ebraico che evi–
dentemente erano ancora ubicati altrove.
Nel centro del semicircolo dell'ampliazione era
segnata sull'asse del viale centrale un'area cir–
colare ove era previsto
un grandioso monumento
agli uomini celebri del Piemonte.
Con
il
porticato neoclassico decorato di 342 co–
lonne in stile dorico di granito rosa e con 21 tim–
pani in prossimità delle edicole, è stato proget–
tato il sotterraneo al quale si accede mediante le
due scale site a sud e ovest del campo; sfruttan–
do in modo egregio lo spazio esistente nelle
fondazioni della costruzione tra plinto e plinto,
nelle pareti contro terra, per tutta la lunghezza
del corridoio,
metri 981,89,
largo metri 2,71 per
una superficie di mq. 2498,32, sono state realiz–
zate 189 arcate di sepolture particolari, per un
totale di circa 3302 loculi destinati alla tumula–
zione privata.
All'esterno, nel rispetto della bella prospettiva
voluta dal progettista si permise alle famiglie di
costruire, sopra le cripte corrispondenti allo
spazio sotto porticato, il particolare artistico-ar–
chitettonico della sepoltura, come già avveniva
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