Background Image
Table of Contents Table of Contents
Previous Page  45 / 72 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 45 / 72 Next Page
Page Background

Nei giardini fioriti de ul'altra Torino"

Una sensazione di quiete e di eternità awolge chi in un giorno qualunque , dai

fragori e dalla frenesia della città si trasferisca nei cimiteri cittadini, nel Monu–

mentale e negli altri dell'hinterland torinese, tra le sontuose statue o tra le

modeste lapidi della memoria.

Per ogni città, grande o piccola , per ogni cittadino tornato "a casa", il cimitero

è veramente "l'altra città", quella dove ognuno accanto ai suoi morti può ritro–

vare le sue radici, i suoi ricordi , a volte i ricordi dei suoi padri. Uno sterminato

prato fiorito dove continuare un dialogo senza più voce, ma con il calore del rim–

pianto.

L'altra città, la città dei morti, dove poter riposare per sempre vicino alla città

dove erano vissuti o dove erano tornati dopo lunghe assenze, non divenne una

realtà fino ai primi dell'Ottocento, dopo che nel 1776 la grande calura che col–

pì Torino indusse Vittorio Amedeo Il a vietare la tumulazione in città dove i pove–

ri venivano gettati tutti assieme sotto i pavimenti delle chiese. awolti soltanto

in un lenzuolo e i defunti "distinti" in bare murate lungo le pareti.

Si cominciò con due camposanti periferici, San Lazzaro e San Pietro in Vincoli,

a cui altri si aggiunsero nelle borgate finchè negli anni Venti, in seguito all'au–

mento della popolazione e all'estendersi dell'abitato la necessità di costruire un

nuovo cimitero generale si impose.

Dove? L'architetto Gaetano Lombardi suggerì la zona di Vanchiglia (ancora libe–

ra da costruzioni) . Il progetto fu affidato a una commissione comunale : una car–

tella dei disegni esaminati - tra cui quello del Lombard i - è conservata nell'Ar–

chivio storico della città . Il risultato degli studi della commissione fu l'aver indivi–

duato una zona cosiddetta "delle Mezze Lune", un parco di rinomata bellezza

dove i francesi si erano accampati dur ante l'assedio del 1706 devastandolo

completamente. Ma se "l'altra città" affonda le prime radici nel parco delle Mez–

ze Lune fu per la generosità di un benefattor e che la storia di Torino lascia nel–

la penombra , a vantaggio della giovane moglie, donna di grande spessore , a cui

si deve il sor gere del quart ier e di Vanchiglia e la creazione di molti istituti bene–

fici: il mar chese Tancr edi Falletti di Barolo uno dei decurioni di Torino nel 1827,

r affinato intenditore d'arte e titolare di uno dei più cospicui patrimoni del Regno,

marito di Giulietta Colbert "figlia della Vandea". Egli r impolpò infatti con un

sostanzioso finanziamento il magro stanziamento della Città . Il 5 novembre

1829 l'arcivescovo di Torino Colombano Chiaveroti benedisse il nuovo campo–

santo: un insediamento su pianta ottagonale circondato da un muro di cinta con

l'interno a grosse nicchie di stile neoegizio.

Perché cimitero "monumentale"?

Così Torino ebbe il suo "Cimitero generale".

Ma era il secolo in cui la città si accorse che per ricordare i suoi morti, per

poter considerare sempre presenti i cittadini che avevano contribuito ad accre–

scere i suoi fasti - avi esaltati dalla Storia e contemporanei benemeriti di cui

avevano parlato con ammirazione le cronache - si doveva erigere loro una sta–

tua , di marmo o di bronzo, i materiali che, come dicevan gli antichi , erano

garanzie di eternità .

45