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un grande museo d'arte

Ho considerato, con una certa perplessità, l'idea

di pubblicare un libro che narra le vicende di un ci–

mitero. Come offrir/o, come sarà accolto, che po–

sto avrà nella biblioteca di casa? Tutto quanto

evoca il pensiero della morte provoca in noi una

reazione, ci ispira tristi pensieri che prontamente

ed istintivamente tentiamo di ricacciare.

Ma il culto dei morti, il pietoso compito di com–

porli e di dare loro un onorato ed intangibile luogo

di riposo, è parte della storia dell'umanità, è lega–

to al progresso ed alla civlità dell'uomo,

è

indice

della cultura dei popoli.

Accanto ad ogni insediamento umano è sempre

esistito un sito destinato al compimento

dell'estremo rito, sia che esso consista nel seppel–

limento o nella cremazione. Il cimitero fa parte

della vita di una città, ed accanto ai molti libri che

narrano la storia di Torino è giusto trovi colloca–

zione anche quello che rievoca le vicende dei suoi

cimiteri.

A me il compito di presentar/o e, di conseguenza,

di render/o accettabile a chi si accingerà a legger–

lo, anticipatamente sdrammatizzandone il conte–

nuto.

L 'uomo ha in sé la capacità di crearsi dei miti,

quali l'immortalità, l'amicizia, l'amore, la bellez–

za, per i quali, nonostante la loro illusorietà, si

abbellisce e si rende degna la vita. Sono illusioni

che vengono tramandate di secolo in secolo, affi-

dandone la custodia al culto delle tombe ed alla

voce dei poeti che spesso le hanno cantate.

Evocare le tombe come strumento della storia, le–

game tra morti e vivi, luogo delle memorie e delle

speranze, significa la consapevolezza di un pro–

cesso per il quale il passato rivive nel presente e si

protende verso il futuro.

Dal Foscolo mi piace ora trarre lo spunto per un

invito a configurare il cimitero non come luogo del

pianto, ma come meta incantata, confortata dal

verde, dai .fiori, dalle opere innalzate dall'uomo:

... si vive con l'amico estinto,

e l'estinto con noi, se pia la terra

che lo raccolse infante e lo nutriva,

nel suo grembo materno ultimo asilo

porgendo, sacre le reliquie renda

dall'insultar de' nembi e dal profano

piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,

e di fiori odorata arbore amica,

le ceneri di molli ombre consoli.

L '«odorata arbore amica» mi ispira l'invito a vo–

ler considerare il Cimitero come un grande giardi–

no, il più grande della Città e quello che a noi tutti

deve essere più caro perché in esso sono conserva–

te le radici della nostra stessa esistenza.

La lettura della storia delle sepolture in Torino e

della istituzione del Cimitero Generale, oltre ad