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povero Yorick
Mi è stato chiesto di presentare l'architetto Anto–
nio Carella, che, per me, più che un collega è un
amico. Lo conosco ormai da molti anni, da quan–
do, giovanissimo, fu assunto in Comune.
Le vicende della vita e della carriera ci divisero e
seppi un giorno che era stato assegnato all'ufficio
amministrativo del Cimitero Generale Nord. Non
so come avvenne nè mai ebbi occasione di chieder–
gli come accolse questa destinazione. Neppure
glielo chiesi quando ci ritrovammo con una rinno–
vata comunità di lavoro.
Preferisco infatti immaginarlo: certamente la sua
prima reazione non potè esserefavorevole.
È
logi–
co ed è umano che la proposta di un impiego in ta–
le ambiente non sia lietamente recepita.
I
cimiteri
sono una realtà della vita umana, che noi accet–
tiamo, quando vi accompagnamo una persona ca–
ra, quando ci rechiamo a visitarne la tomba. Sap–
piamo anche che un giorno in uno di essi, vi sarà
un posto pure per noi, ma evitiamo di pensarci. E
non amiamo fare dei cimiteri e di tutto quanto vi
attiene argomento dei nostri discorsi. Salvo che,
un giorno, qualcuno ci dica che sarà nostro compi–
to interessarcene, come accadde all'architetto Ca–
rella.
Egli imparò ad amare il suo lavoro e l'ambiente in
cui si svolge e si dedicò a studiar/o, per conoscerlo
sempre più e sempre meglio. Ebbe così modo di
consultare e raccogliere materiale per scriverne la
storia, che ora il Comune pubblica per porre a di–
sposizione di chi ama la nostra città un documen–
to che ne illustra uno degli aspetti meno noti.
La presentazione del volume è anche occasione
per una citazione di coloro che operano nei cimite–
ri cittadini, oltre 200 dipendenti comunali, ai qua–
li è assegnato un compito difficile, per le condizio–
ni in cui debbono agire, per le persone con le quali
hanno rapporti.
I
necrofori entrano silenziosi nelle case visitate
dal dolore e, tacitamente intendendosi, eseguono
le operazioni di sigillatura e chiusura dei feretri,
perpoi scendere le scale gravati dal carico pietoso.
Altri colleghi completeranno l'opera, ricevendo la
salma al Cimitero e deponendola, nella fossa e
nel Iaculo già predisposti.
Con essi collaborano gli impiegati che curano le
complesse pratiche amministrative e gli operatori
addetti ai servizi di custodia, alle pulizie, alla rac–
colta ed allo smaltimento dei rifiuti, alla cura dei
viali, degli alberi, del patrimonio verde del Cimi–
tero.
I
giardinieri coltivano, nelle serre e nei vivai,
le piante ed i fiori che trasferiranno quindi nelle
aiuole, attribuendo al complesso quella caratteri–
stica di grande giardino delle memorie e del dolo–
re umano, che lo contraddistingue e che è partico–
larmente accentuata nell'annuale ricorrenza dei
giorni che la pietà dei viventi dedica al ricordo di
coloro che più non sono.
A simbolo defloro lavoro può essere eletto il mo–
mento della consegna ai parenti de/lenzuolo con–
tenente i resti di una salma esumata.
Non vi è un Amleto ad accogliere il teschio con gli
immortali accenti di Shakespeare, ma chi riceve
l'involto, rievoca, nel triste istante, una persona
cara, ricordandone i gesti, le parole, gli atteggia–
menti. Ed anche qui ({il resto è silenzio".
Mi consenta quindi, l'amico Carella, e con lui Ma–
rio Serra, che ha arricchito il testo di splendidefo–
tografie, di proporre che questo volume sia dedi–
cato anche a tutti i lavoratori del nostro Cimitero,
quale segno di gratitudine della Civica Ammini–
strazione e dell'intera cittadinanza.
Riccardo Maury




