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Si avverte in tale periodo la necessità di ordina–

re e disciplinare la materia delle sepolture e gli

imperatori Teodosio e Graziano, nell'emanare

la nuova legislazione, la adeguano all'istanza

cristiana di adottare le vecchie necropoli roma–

ne, al di fuori delle mura, quali luoghi sacri al

culto della nuova religione, mantenendo, di fat–

to, il divieto di inumazione all'interno del–

l'urbe.

I cristiani, diventati ormai parte integrante

dell'impero si attengono a tali ordinamenti;

così nei luoghi di sepoltura immediatamente li–

mitrofi al perimetro cittadino riposano vicine,

se non addirittura insieme, le salme di cristiani

e di pagani.

Con

il

passare del tempo il cristiano sente l'esi–

genza di farsi seppellire in quei luoghi- le chie–

se - santificati dal sacrificio dei suoi predeces–

sori, perché solo così poteva veder realizzata la

sua comunione fra materia ed anima. Tale desi–

derio, trasformatosi poi in consuetudine, fa sì

che la struttura della chiesa cambi allontanan–

dosi sempre più dalla primitiva configurazione

della basilica romana. Infatti, l'usanza di inu–

mare in sepolcri a corona del perimetro esterno

della chiesa, rende necessaria la costruzione di

strutture idonee a riparare coloro che sostano in

preghiera, motivando in tal modo la nascita del

porticato.

Questo fatto importante, trasforma la struttura

dell'edificio ecclesiale che diventa, oltre che

il

punto d'incontro dei vivi, anche il luogo del ri–

poso eterno.

~

!/

pomerio

era una striscia di terreno consacrato

adiacente alle mura di cinta delle città etrusche e romane,

internamente ed esternamente ad esse. Non si poteva

erigere costruzione di sorta, non seppellire cadaveri,

non coltivare, non gettare rifiuti.

Serviva anche allo scopo pratico

di favorire la difesa delle mura, ma in origine

il suo significato era soprattutto sacro

e legato al culto della terra madre e degli avi.

Quando si doveva edificare una città

si tracciava profondamente con l'aratro

la linea dove doveva sorgere

il

muro od il terrapieno,

interrompendo/a nei tratti destinati alle porte.

Nel solco si gettavano zolle di terra del luogo di origine

dei coloni, la terra ave erano sepolti i loro avi,

e così idealmente continuava nella nuova sede

il

culto dei padri ritornati in grembo alla Gran Madre.

Ben presto, però, lo spazio perimetrale esterno

alla chiesa diviene troppo esiguo e insufficiente

per l'eccessivo affollamento dei sepolcri. Si ren–

de quindi necessario affiancare all'usuale utiliz–

zo delle aree circostanti le chiese, una nuova al–

ternativa di sepoltura. Ed è così che i defunti di

elevato censo troveranno posto sotto la pavi–

mentazione delle chiese stesse, mentre lo spa–

zio immediatamente esterno, nonostante il di–

vieto imperiale di inumare all'interno del

pome–

rio

~'

verrà adibito a necropoli dei fedeli più

poveri, calati in fosse comuni. La distinzione fra

ricchi

e

poveri

viene annullata rendendo sacra

quella parte di terreno prospiciente la chiesa

che finirà per diventare un vero e proprio cimi–

tero.

Il deputare la chiesa e lo spazio ad essa imme–

diatamente vicino a luogo di sepoltura fu cosa

pressoché naturale. Il cristiano, che in vita ave–

va fatto di essa la sua

seconda casa,

doveva ades–

so farvi riposare le sue spoglie mortali: compi–

mento ideale del ciclo iniziato con

il

battesimo.

Intanto il villaggio si trasforma in città, la popo–

lazione aumenta sempre più; le nascite e le

morti si succedono più velocemente di un tem–

po. Non così lo spazio del piccolo camposanto e

quello sottostante le chiese. Si continua a sep–

pellire come per il tempo passato ed a distin–

guere le salme dei maggiorenti da quelle dei co–

muni fedeli, collocando le prime sotto pesanti

lastre ai lati della chiesa in tombe gentilizie,

mentre per le seconde rimane inalterata la tu–

mulazione in fosse o botole comuni.

L'invalsa convinzione che i resti sepolti in luo–

go sacro, per grazia divina mai avrebbero potu-

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