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Esterno, ha valore solo per

il

significato del tempo,

cioè al di fuori dell'edificio ecclesiale.

parrocchia o per lo meno di una cappella vicino

alla quale esisteva un ossario dove riposavano

le spoglie dei parrocchiani. Ciò in conseguenza

della totale assenza di cimiteri parrocchiali con–

tigui alle chiese.

L'unica eccezione era costituita dal Duomo,

che disponeva di un cimitero comune esposto a

mezzogiorno e, sul lato opposto, di un terreno,

prospiciente la casa capitolare ed il chiostro, che

era riservato alla sepoltura dei canonici.

Esistevano altri cimiteri

esterni:

uno, denomi–

nato di San Domenico, era situato sulla rete via–

ria della via Milano, nei pressi di una chiesa ab–

battuta nel1727, dedicata a San Pietro;

battezza–

ta

dal popolo come

San Pier del Gallo

o

San Pie–

tro de Curte Ducis,

per la vicinanza del palazzo

dei duchi Longobardi, sorgeva sull'attuale via

Torquato Tasso, che allora era appunto detta

via del Gallo.

Un altro luogo di sepoltura

esterna

appartenen–

te ad una chiesa intitolatata a San Gregorio, oc–

cupava all'incirca metà dell'attuale via Garibal–

di, sino all'altezza della via Milano. Si può nota–

re come l'inserimento di tali necropoli non fos–

se proprio da considerarsi del tutto

esterno.

~

Infatti, adattate all'originale nucleo della città,

ponevano non pochi rischi contendendo l'esi–

guo spazio alle abitazioni limitrofe. Il problema

era inoltre inasprito dall'abbandono totale

dell'impianto infrastrutturale urbano quale fo–

gnature, condotte d'acqua e lastricatura delle

strade.

Si ovviò a questa situazione aprendo al di sotto

delle varie chiese dei veri e proprii pozzi, nei

L2

Tali salme venivano avvolte in sudari di lino

prima di essere

sepolte.

L'unica distinzione

era quella posta per i fanciulli che normalmente

trovavano sepoltura sotto

il

fonte battesimale,

anziché essere calati in pozzi

con a copertura pesanti lastre di pietra.

quali, più che inumati, venivano gettati e pigiati

i resti mortali di molti torinesi.

Questa procedura era riservata alle salme dei

defunti delle classi meno abbienti, L2 mentre

per gli alti ceti della società e per il clero molte

parrocchie destinavano agli uni, nell'interno ed

accanto alle navate, sepolcri gentilizi; ai secon–

di, chiostri di canoniche e di monasteri. Tipiche

di queste usanze sono le opere funerarie all'in–

terno della chiesa di Santa Croce in Firenze; a

questa si ispirarono numerose soluzioni delle

chiese torinesi, tra le quali possiamo citare ad

esempio, oltre al Duomo, San Dalmazzo, Santa

Maria, Sant'Agostino, San Giacomo e San Do–

menico; quest'ultima chiesa, in particolare, di–

sponeva di una navata completamente adibita a

sepolture, che venne in seguito demolita per

realizzare l'allargamento della via Milano.

I giustiziati, fino all'anno 1698, avevano sepol–

tura sotto il campanile della chiesa di San Dal–

mazzo; i ministri della giustizia fruivano di un

trattamento riservato: essi trovavano il riposo

eterno all'interno dell'antica chiesa di San Gia–

como ora Sant'Agostino; mentre in un sepolcro

attiguo al chiostro della stessa chiesa giacevano

le salme di coloro che erano deceduti in carce–

re. Appare interessante ricordare come fino al

secolo scorso in tale chiesa fosse collocato un

banco di preghiera discosto e isolato dagli altri,

dove il boia di Torino ascoltava la Messa.

L'inumazione dei condannati a morte era riser–

vata ad una congregazione, si pensa, della par- ·

racchia di San Giovanni Decollato, ubicata

all'angolo delle vie Barbaroux e della Miseri–

cordia, da dove partivano

i

cortei di conforto

per i giustiziandi verso i luoghi di condanna.

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