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il

famedio

Il mausoleo destinato a sepolture degli uomini

illustri e benemeriti della città di Torino, ha una

storia del tutto particolare.

Esauritasi l'idea primitiva di segnare i nomi dei

decurioni della città sulla grande lapide, a pe–

renne memoria, addossata all'abside della cap–

pella cimiteriale, con il completamento della di–

sponibilità dei nicchioni e la realizzazione della

prima ampliazione, si pensò alla costruzione di

un

Famedio.

Una prima necessità pratica la si avvertiva già

nell'anno 1852, quando in occasione della mor–

te di Vincenzo Gioberti, il comune di Torino,

desiderando onorare

il

grande scrittore e mini–

stro di Stato con una degna sepoltura, trovava

una provvisoria sistemazione della salma tumu–

landola nell'arcata 166 della prima ampliazione,

che risultava, con poche altre, ancora invenduta

e quindi di proprietà municipale.

Il Consiglio Comunale, in una delibera del 7

giugno 1886, approvava la progettazione di una

nuova ampliazione affidata all'architetto Carlo

Ceppi, che prevedeva la costruzione, fra l'altro,

del Famedio sull'asse centrale del Cimitero alla

base dell'esedra monumentale della prima am–

pliazione.

Per tempi lunghi nella pratica burocratica l'am–

pliamento del Cimitero subì un notevole ritar–

do; intanto la necessità di formazione dei nuovi

campi divenne urgente, tanto da obbligare

l'Amministrazione a rinunciare all'area asse–

gnata per la costruzione del Famedio. Tale area

contraddistinta con i numeri 538 e 539 come se–

polture a sterro, venne utilizzata per la costru–

zione di un primo grande complesso di loculi

sotterranei individuali.

L'Amministrazione passò quindi all'assegna–

zione di una nuova area per la costruzione di un

Famedio. La nuova ubicazione venne stabilita

nel campo est della terza ampliazione. Infatti

sopra quest'area venne realizzata una sepoltura

tutt'oggi denominata

Famedio delle terza am–

pliazione,

ma tolta l'errata denominazione,

questa cripta contiene loculi centennali e cin–

quantennali come nella prima, dovuto allo stes–

so stato di necessità che assillava gli ammini–

stratori.

È

di particolare interesse rilevare come la popo–

lazione, in un breve volgere di tempo, sia passa–

ta alla sepoltura dei propri defunti dalla fossa

comune parrocchiale dei cimiteri di San Pietro

in Vincoli e San Lazzaro, alla tumulazione indi–

viduale delle salme.

Ciò fa meglio comprendere come, già in quel

tempo, la richiesta di loculi, che miglioravano

notevolmente

il

concetto di sepoltura per i sin–

goli, fosse molto diffusa; nonostante l'elevato

prezzo di questi in confronto al momento so–

ciale-economico in cui viveva la cittadinanza.

Per quanto riguarda il Famedio però, fin dal na–

scere dell'idea, era destino che la sua traduzio–

ne in opera continuasse ad essere ostacolata,

tanto che l'ultima tappa del progetto non era in–

fatti ancora giunta.

Nella seduta del Consiglio Comunale del 23

aprile 1900, venne approvato, oltre alla diversa

destinazione dell'area in oggetto, un nuovo pia–

no d'ingrandimento del Cimitero

VII amplia–

zione.

La nuova ubicazione del Famedio venne deli–

berata il 20 giugno dello stesso anno e la sua co-