me crede di poter leggere Muratori,
sanitatem; nimirum ne
cadavera pestiferis exhalationibus urbem inficerent, neve
cum inco/arum viventium salutejCEtor mortuorum corporum
conflictaretur,
aggiunge alla sua legge;
Quisquis huius prce–
cepti negligensfuerit, atque aliquid tale ab huius intermina–
tione prcecepti aususfuerit moliri, tertia infuturum patrimo–
nii parte multetur, officium quoque, quod sibi paret, quin–
quaginta librarum auri adfectum dispoliatione merebitur:
e
quasi prevenendo chi volesse eluder la legge, e vietandone
la inosservanza sotto qualunque cagione di privilegio,
conchiude;
A t ne alicuiusfallax,
&
arguta sollertia ab huius
se prcecepti intentione subducat, atque Apostolorum, ve/
Martyrum sedem humandis corporibus cestimet esse conces–
sam, ab his quoque ita, uta reliquo civitatis, noverint se, at–
que intelligant esse submotos;
o sia finalmente perché posti
essendo vicini alle città, e non lungi dalle pubbliche vie i
sepolcri, e i cimiteri, potessero quindi le tormentate anime
purganti de' fedeli defunti ricevere più frequente, e più co–
pioso sollievo dalla moltitudine del popolo, che per quelle
passava continuamente, la quale o le ossa spolpate insie–
me raccolte, e ordinatamente disposte, o i nudi teschi sfa–
rinati, o almeno le funeste insegne di morte in que' mesti
luoghi per ogni parte piamente espresse, o adombrate veg–
gendo, se non lunghe preghiere, o ardenti voti, afferir suo–
le al Signore qualche sospiro, o qualche breve atto di pietà,
o dice almeno passando,
Benedictio Domini super vos, be–
nediximus vobis in nomine Domini
(quando però chi passa
scevro onninamente non sia non dirò di religione, ma an–
cora di ogni giusto senso di umanità,) e potesse quindi al–
tresì contemplare ognuno frequentemente nell'orror de'
sepolcri, e nella solitudine de' cimiteri, che cosa sia l'uo–
mo, e a che finalmente riducansi le pompe, le ricchezze, le
dignità, l'ingegno, il nome, la nobiltà, gli agi, le vanità, i
piaceri, e da quella fradicia terra sentendosi con muto, ma
giusto linguaggio intonare altamente la terribile meritata
sentenza:
Pulvis es,
&
in pu/verem reverteris,
rientrasse in se
stesso, e dal pensamento fruttifero del proprio nulla impa–
rasse a temere quel Dio, che di là lo trasse gratuitamente, e
che a sempiterna morte dannar lo può con giustizia, e si di–
sponesse finalmente a odiare il peccato, onde venne la
morte, e che della morte stessa è acuto stimolo, e violen–
tissimo incitamento.
Comunque però sia la cosa, siccome a molti celebri scrit–
tori è paruta certissima la sentenza di sant'Isidoro Siviglie–
se, che proibiti nelle città stati sieno i sepolcri,
ne/rEtore ip–
so cadaverum corpora viventium inficerentur;
così stranezza
sembrar non debbe
il
credere, che primitiva disciplina fos–
se del cristianesimo seppellire fuori delle chiese, e spessis-
simo ancora fuori delle città ne' privati, o pubblici cimite–
ri. lmperciocché se ne' fortunati giorni, in cui visse tra'
mortali il Figliuolo di Dio d'umana carne vestito, era co–
stume, che fuori delle porte delle città i cadaveri si seppel–
lissero, come il caso dell'unico figliuolo della vedova di
Naimo dalla onnipotente virtù del divin Salvatore miseri–
cordiosamente risuscitato, e altri detti di Gesù Cristo ai
Farisei principalmente chiara testimonianza ne fanno,
senzaché sappiasi, che nello spuntare della luce risplen–
dentissima deii'Evangelio altra contraria legge siasi pro–
mulgata, sapendosi anzi, che nelle caverne, e negli ipogei,
o nelle catacombe dalle sacre funzioni santificate ne' pri–
mi tempi di guerra crudele contro la nascente Chiesa cat–
tolica soleansi seppellire i corpi de' Martiri invitti, e de' fe–
delissimi Confessori ; avere non si potrà in conto di specio–
so pretesto da sovverchia delicatezza insinuato il pensare,
o stabilire, che fuori delle chiese, e forse ancora fuori delle
città popolate i cadaveri anche de' cristiani in luogo deco–
roso, e santificato debbansi costantemente, serbata la do–
vuta religiosità, seppellire. E in verità abbiam già detto di
sopra, che non solamente ogni città, ma ancora
omne ca–
stellum ante ingressum sepulcra habet,
e che
ante civitates,
&
ante agros sunt sepulcra:
e il medesimo autore scrive in
maniera, onde dare a conoscere, che ella era cosa a tutti
notissima, che fuori delle città in que' tempi i morti si sep–
pellissero.
Si enim,
scrive egli,
mortua corpora extra urbem
sepelimus, multo magis eos, qui verba mortua,
&
qui talia
proferunt,
&
ne tegere, aut obumbrare quidem volunt, /onge
amandare oportet. Huiusmodi enim ora sunt communis civi–
tatis pernicies.
Dal che si scorge ancora il fine della stabilita
legge, o consuetudine, cioè perché dalla infezione de' ca–
daveri la popolazione guasta non fosse, come da una pessi–
ma lingua mortifera infettati vengono i costumi di una in–
tera città. E san Giovanni Grisostomo a' sepolcri fetidi gli
indurati peccatori, che dispongonsi a morire ne' loro pec–
cati, paragonando, come di cosa almeno in quella fioritis–
sima cittadinanza del tutto certa, e nota, parla egli de' se–
polcri portati fuori le mura:
Cogita, quia nullum in civitate
sepulcrum struitur; quare nec tu in supernam poteris civita–
tem introire. Nam si in terrestri civitate hoc interdictum est,
multo magis in cCEiesti.
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