ecc/esiis pra:sertim Parochialibus, in quibusfrequenter sepe–
!iuntur cadavera.
Proh bone Deus! Quam differunt ab illis ecc/esiis, in quibus
nulla sepulcra e.ffodiunt!
E queste pessime conseguenze
dei troppi sepolcri nelle chiese le vedemmo Noi pure assai
volte nel corso della visita pastorale, e cercammo ad ogni
modo di impedirle per l'avvenire con opportuni decreti.
Perciocché tale umidità, e fetore provammo talvolta in più
chiese dall'ammassamento, e dalla fermentazione di affa–
stellati cadaveri cagionato, che non solo alla corporale sa–
nità degli abitatori sommo danno arrecavano ma quel, che
è più, atto era per se a cambiare il decoro, e la maestà del
tempio in desolazione, e squallore. Il perché dir possiamo
a buona equità ciò, che a' tempi suoi deplorava Teodolfo
celebre Vescovo d'Orleans;
Loca divino cultui mancipata,
&
ad o.fferendas Deo hostias prCEparata CCEmeteria, feu po–
lyandriafacta sunt.
La quale cosa se ben si conformi col ve–
ro spirito dell'antica ecclesiastica disciplina, giudice ne sia
chiunque ha fior di senno.
E in verità se noi vogliamo anche per gioco riguardare i
monumenti della ecclesiastica storia, chiaramente vedre–
mo, che, sebbene recente non sia la consuetudine di sep–
pellir nelle chiese; spessi tuttavia ne furono i richiami, e
molti decreti, e varie leggi furono promulgate a tempo per
distrurre, e sradicare gli abusi, i quali nacquero dalle prime
concedute licenze, e infiniti disordini seco menarono, che
danno arrecano alla umana società, ed il dovuto onore del–
la casa di Dio guastano, e oscurano. Quando all'opposto,
se dire si può, che quasi colla Chiesa nacque il religioso
uso fra i cristiani di destinare un sito, in cui i cadaveri de'
morti fedeli fossero posti sotterra, che poscia cimitero ap–
pellassi, quasi luogo di dolce sonno, e riposo fino al dì
dell'universale risurrezione, come rettamente osserva, e
colla autorità di molti Padri dimostra dopo Stefano Du–
ranti l'eruditissimo Catalano ne' suoi comentarj al rituale
romano;
Usitatius autem
&
olim,
&
hodie dicuntur cCEmete–
ria a grCEco verbo
xqnpaw,
quod dormire significai, quia sci–
licet christiani homines ab spem gloriosCE resurrectionis, in
ipsis ccemeteriis non tam mortui iacere, quam dormire dicun–
tur, uti addiscimus ex Evangelio Johannis, ubi Christus La–
zarum, qui erat mortuus, dormire dixit,
&
ex Apostolo in epi–
stola ad. Thessalonicenses aiente: nolumus vas ignorare de
dormientibus, ut non contristemini, sicut
&
celeri, qui spem
non habent. Ubi
S.
Hieronymus notat, eos dormientes appel–
lari, quia certum, est eos resurrecturos.
Vera cosa è ancora,
che la Chiesa stessa retta sempre, e governata dal medesi–
mo divino Spirito, sebbene abbia talora secondo la varietà
de' tempi , e delle cose tolerato, o permesso, che ne' tempi i
sepoltura a certuni: dar si potesse, fece però chiaramente
conoscere e ne' Concilj, e ne' libri rituali, specialmente nel
rituale romano, che essa dalla antica disciplina de' cimiteri
non recedeva, apertamente in questo ordinando, che,
ubi
viget antiqua consuetudo sepeliendi mortuos in ccemeteriis,
retineatur,
&
ubifìeri potest, restituatur;
che,
cui focus sepul–
tura: dabitur in ecc/esia, humi tantum detur,
e che finalmen–
te
cadavera prope altaria non sepeliantur.
Che poi certi determinati siti avessero i felici cristiani de'
primi secoli, dove soleano seppellire i loro defunti, e i
Martiri, e dove raunavansi il più spesso, che in que' tempi
crudeli per lor si potesse, per assistere ai divini misterj, e il–
luminarsi, e pascersi della celeste dottrina, egli
è
così noto
fatto, che certamente ignorar non si può da chi nuovo del
tutto non sia ne' gloriosi fasti della cattolica Chiesa. Mol–
tissimi sono i testimonj de' santi Padri riferiti con esattez–
za dal pio, e dotto Stefano Duranti, che evidentemente di–
mostrano, come ne' cimiteri, perché altrove difficilmente
poteasi, soleano i Vescovi fare i loro sinodi, cantare còi sa–
cerdoti, cherici, e fedeli le divine lodi, ministrare i Sacra–
menti, i giorni, e le notti spesse fiate passare nella preghie–
ra, nelle sacre funzioni, e nel dispensare la divina parola;
onde di ciò insospettiti i persecutori del nome cristiano ai
fedeli di portarsi ne' cimiteri duramente proibirono, come
leggiamo presso Eusebio facesse Emiliano Prefetto roma–
no a Dionisio Vescovo di Alessandria, quando imperiosa–
mente a lui, e a' suoi intimò:
Nullatenus: licebit vobis,
&
quibuscumque aliis conventus agere, aut ea, qua: vocantur
ccemeteria, adire.
E questi cimiteri non riputavansi allora come luoghi di
nausea, e di orrore, ma in molta venerazione, ed in sommo
onore aveansi da' cristiani, dove non solamente per titolo
di carità, e giustizia ai morti fratelli procurar si dovesse con
fervorose orazioni, con replicati sagrificj, e con frequenti
vigilie suffragio, e refrigerio, ma potesse ancora ciascuno
nella seria meditazione della morte più vivamente la pro–
pria fralezza, e delle umane cose la infinita miseria con–
templare, e sì distaccarsi dalle fallaci umane grandezze, e
le mondane delizie odiando, crocifiggere la carne colle sue
concupiscenze, e abbracciato alla Croce di Gesù Cristo
passare i giorni di questa vita fugace nella santità, e nella
giustizia per superare la morte, e acquistar vita immortale.
Così scritto ci lasciò l'Autore dell'Omelia
De fide,
&
/ege
naturCE
tra le opere di S. Giangrisostomo; onde più agevo–
le cosa sia conoscere insieme, qual fosse di que' tempi, la
consuetudine:
Omnis civitas,
dice,
omne castellum ante in–
gressum sepulcra habet, ut quis contendens intrare in civita–
tem imperantem, divitiis, potentia, aliisque dignitatibusjlo-
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