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l'oggetto della più seria meditazione de' Fedeli, perché

nella riforma de' costumi, e nella ubbidienza al Salvato–

re nostro Gesù Cristo si giunga ad ottenere, sua mercè, in

quel giorno spaventosissimo, che non solo risorga, ma ab–

bia altresì a cambiarsi in vera incorruttibilità questo corpo

di morte, che ora tanto l'anima aggrava, e, ciecamente al

mal fare strascinandola, può cagionarle purtroppo danno

irreparabile. Noi adunque intorno a queste cose abbiamo

fatto una Lettera Pastorale coll'aggiunta in appresso di

quelle ordinazioni, che Ci parvero le più opportune nelle

circostanze di queste nuove discretissime Regie determi–

nazioni. Ma siccome non può questa, perché troppo volu–

minosa, pubblicarsi secondo il solito affissa alle porte del–

le Chiese, così intendiamo, e ordiniamo, che sia pubblica–

ta da' Parochi nel tempo della solita spiegazione della

Dottrina Cristiana due Domeniche successive, cioè nella

terza, e quarta dell'Avvento dai Parochi di questa Augusta

Metropoli, e nella Diocesi in quelle due Domeniche, che

seguiranno, poiché avrà ciascun Paroco dal proprio Vica–

rio Foraneo ricevuto la nostra Lettera Pastorale. E servirà

questa nostra Notificazione affissa alle porte di ciascuna

Chiesa per giusto avviso della legittima promulgazione,

che farà ogni Paroco nella sua Chiesa al Popolo raunato

ne' giorni, che quì abbiamo stabiliti, di quelle ordinazioni,

e di que' provvedimenti, che dati abbiamo, ed intendiamo

di dare intorno al tumular i cadaveri per l'avvenire. Portia–

mo speranza, che più fresca si manterrà ne' Popoli la tanto

odiata, e pur tanto salutevole memoria della morte, e che

più frequente riceveranno e più copioso refrigerio le Ani–

me de' nostri morti. Il perché nella giusta espettazione di

questo doppio frutto delle poche nostre fatiche, concedia–

mo a tutti, ed a ciascuno con paterna affezione di cuore la

nostra Pastorale Benedizione.

Dat. Torino addì 25. Novembre 1777.

FRANCESCO Arcivescovo di Torino.

Casetti Cancelliere.

FRANCESCO

LUCERNA-RORENGO DI RORÀ

PER GRAZIA DI DIO, E DELLA

S.

SEDE APOSTOLICA

ARCIVESCOVO DI TORINO

GRANDE LIMOSINIERE DI S. R. M.

Al venerabile Clero, e dilettissimo popolo della Città, e Diocesi

Spirito di pieghevole, e di giusta ubbidienza, salute nel Signore, e

pastorale benedizione.

Conciossiaché santo sia in verità, e salutevole pensiero

l'afferire al trono della divina misericordia voti, preghiere,

e sacrifizj per le anime di que', che nella professione since–

ra della cattolica Religione in grembo alla nostra comune

Madre santa Chiesa cessarono di viver quà giù, perché alle

fervorose suppliche de' fratelli sopraviventi il benignissi–

mo celeste Padre piegandosi, voglia Egli da ogni macchia,

e reato di colpa prestamente purgarle, e da quelle, che le

costringono, ignee catene sciogliendole, libero aprir loro

l'ingresso agli eterni riposi; dobbiamo perciò Noi, che po–

sti siamo da Dio ministri, e presso lui intercessori per la

salvezza del popol suo, per ogni più agevole, certa, e ap–

provata via seguendo lo spirito delle ecclesiastiche leggi, e

delle religiose costumanze, procurare, che un tal pensiero

dallo stesso divino Spirito commendato più, e più sia no–

drito, e largamente diffuso; onde, mentre si vuole procac–

ciare al popolo sanità temporale con allontanare, quanto

più si può,

il

pericolo di facile temuta infezione, ne venga

ai trapassati maggiore suffragio, e quindi ancora sia porta

ai viventi occasione desiderabile di maggiore spirituale

vantaggio. Se negar non possiamo, senza fare manifesta

ingiuria alla veneranda memoria de' passati secoli della

Chiesa, e agli incontrastabili documenti, che ne sono ri–

masi, che l'uso di seppellir nelle chiese è antico assai; dob–

biamo confessare altresì, che a' giorni nostri così ne' tem–

pli i sepolcri si sono moltiplicati, che quasi pare, non più

dir si possano case di preghiera, e di sacrificio le chiese, ma

luoghi piuttosto anche per questo di non rare indecenze,

di frequenti profanazioni, e di continuo disturbo, e talvol–

ta orrore, e nausea a' fedeli': e dove la soave fragranza de–

gli odorosi timiami, e la esteriore mondezza, e maestà por–

tar debbono a Dio il cuor dell 'uomo, e sora di se rapitolo,

al cospetto del Signore introdurlo nella letizia, e nella

esultazione, le fetide esalazioni, che ammorbano, e le

schifose immondezze, che veggonsi, e bene spesso si sen–

tono, i cristiani anche più fervorosi dalle chiese ributtano,

o molto almeno li disturbano dalla orazione, o scemano in

essi, perché finalmente uomini sono, il già conceputo fer–

vore.

Quia,

come osserva Gerolamo Baruffaldi ne' suoi com–

menti al rituale romano,

Cadaverum putredo semper cum

!retore est, et dedecet in ilio sacro foca venerando thymiama–

te scepissime petfuso, et munditiam redolente, graveolentia

corpora condere; unde etiam ratio hcec vocatur civilis a Sava–

rio, ne aer putrefieret,

&

focus corrumperetur!retore cadave–

rum... Et afrequenti cadaverum humatione tamfretor, quam

humiditas provenire so/et;

&

ita non omninofanum habita–

culum deveniret, prout evidenter hodie quoque dignoscitur in