Commozione degli esuli presenti alla cerimonia del Giorno del Ricordo al cimitero Monumentale

Al cimitero Monumentale in presenza della Sindaca Chiara Appendino, delle massime autorità civili e militari e dei rappresentanti delle Associazioni degli Esuli Istriani Giuliano Dalmati, si sono ricordati con una cerimonia  presso il monumento a loro dedicato, le vittime delle foibe e l’esodo dei 12mila italiani che arrivarono a Torino nel dopoguerra (dal 1947) accolti nei campi profughi .

La commemorazione ha avuto inizio col suono della tromba e la preghiera di pace del cappellano del cimitero, Nicola Ruggiero.“Le foibe e l’esodo  dal confine orientale  costituiscono una pagina drammatica  della storia italiana, una ‘sciagura nazionale’ come l’ha definita il presidente Mattarella “-  ha  affermato  Mauro Salizzoni, vicepresidente del  Consiglio regionale e delegato al Comitato Resistenza  e Costituzione. “Il Giorno del Ricordo è una preziosa occasione per approfondire, commemorare e condividere una memoria comune”. Al termine del suo intervento ha ricordato  la testimonianza delle immagini dell’arrivo a Torino dei profughi  esposte nella mostra presso le vetrine dell’ufficio relazioni con il pubblico del Consiglio  in via dell’Arsenale.

Il presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Antonio Vatta, che ha trascorso 12 anni in un campo profughi, si è commosso invece quando ha dichiarato – “ Io, come  immagino gli altri esuli, ricordiamo sempre  il giorno in cui abbiamo  lasciato casa nostra. Di notte quando dormo sogno  Zara, il mare, il viaggio da profugo e tornano continuamente in mente  quei momenti che non dimenticheremo mai, di una tragedia italiana, di una storia di italiani e non di fascisti come a lungo si è voluto far credere”.

La Sindaca Chiara Appendino, ha ringraziato tutti coloro che si impegnano per non far dimenticare ciò che è avvenuto – “Fatti condannati all’oblio dalle ideologie politiche che hanno cercato di insabbiare la verità- ha detto.- Ma anche se puoi fare soffrire le persone non si può cancellare l’identità di un popolo perché memoria storica scomoda.  Un trauma quasi rimosso dalla coscienza del Paese senza dare ascolto al dolore delle vittime.”. La sindaca ha concluso affermando –“ Non so se potremo riparare ai danni di queste persone ma dobbiamo mantenere vivo il ricordo per noi e le generazioni successive. Una comunità – ha aggiunto  – deve raccogliere queste storie e farle penetrare nella coscienza collettiva, perché il loro dolore fa parte della collettività”

La cerimonia è terminata con il passaggio di testimone alle nuove generazioni.  Con  alcuni stralci di  racconti raccolti dai nonni, da Giulia Cnapich di 34 anni e dalla dodicenne  Nina Stanich, in ricordo del  nonno Roberto che purtroppo non c’è più.

Nella fotogallery alcuni momenti della commemorazione.

Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2021

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