Seconda edizione di Spoon River in riva al PO. Sotto le arcate del Monumentale la magia della poesia dei ragazzi del D’Azeglio e le sonorità di Li Calzi

 

 

 

 

 

 

 

 

Parole profonde, magiche e musicali  come solo la poesia sa esserlo, negli epigrammi letti sotto le arcate del Monumentale dai ragazzi della III F del Liceo Classico D’Azeglio. Versi dedicati ad alcuni personaggi sepolti nel cimitero storico di Torino. La rappresentazione finale della seconda edizione di Spoon River in riva al Po, il laboratorio di scrittura creativa sulla memoria collettiva custodita nel cimitero,  realizzato da AFC Servizi cimiteriali della Città, a cura dello scrittore Giuseppe Culicchia,  è stata una delle iniziative nell’ambito della Settimana europea per la valorizzazione dei cimiteri storici. Accompagnati dalle note della tromba e della tastiera di Giorgio Li Calzi, in un tardo pomeriggio avvolto da un caldo inaspettato, gli studenti del D’Azeglio hanno riportato in vita: Carlo Tancredi Falletti Di Barolo mecenate e promotore del Monumentale che donò 300mila lire al Comune nel 1821 perché venisse costruito; Massimo D’Azeglio, Silvio Pellico, Cesare Lombroso, l’esploratore Bernardino Drovetti, l’autore del libro Cuore, De Amicis, il grande tenore Francesco Tamagno col suo mausoleo visibile da ogni prospettiva, il poeta e letterato Arturo Graf; le sorelle partigiane Vera e Libera Arduino di 16 e 18 anni ,  trucidate dai fascisti e abbandonate vicine al fiume Dora, il partigiano Nicola Grosa che si ammalò di cadaverina dopo la guerra per recuperare i resti dei compagni, oltre 900 sono sepolti al Monumentale. La principessa Jolanda di Savoia che per amore ha rinunciato al trono d’Inghilterra, la scienziata Rita Levi Montalcini, Primo Levi, l’autore dal wiskey facile Fred Buscaglione, l’ingenuo sognatore del cinema e del teatro col ricciolo sulla fronte, Macario, la chantosa che lo ha scoperto insieme a Totò, Teresa Ferrero, ex operaia della manifattura tabacchi, divenuta famosa col nome d’arte di Isa Bluette. “Con questa iniziativa si riallaccia il filo della memoria con la città- ha detto l’assessore Marco Giusta – facendo uscire il cimitero dalle sue mura, come luogo non solo di dolore ma anche di cultura”. E ha ricordato come  il  legame tra Torino e Spoon River passi  attraverso Fernanda Pivano, studentessa del D’Azeglio, allieva di Cesare Pavese e grande esperta di letteratura americana, traduttrice della famosa Antologia. Molti personaggi erano sconosciuti ai ragazzi, che hanno raccontato come  la passeggiata fatta tra le tombe con Culicchia,  all’inizio di questa avventura, abbia  trasformato quei nomi letti sui libri, in persone, con le loro passioni e fragilità e abbia fatto riflettere sul significato della vita.  In classe col professor Marco Vacchetti  si è quindi letta la famosa antologia di E.Lee Masters “Spoon River”, che narra le storie degli abitanti sepolti nel cimitero di un piccolo centro. Poi sono stati sufficienti alcuni incontri con lo scrittore Culicchia, per apprendere nuove tecniche di scrittura creativa e  liberare la fantasia e la capacità letteraria dei ragazzi. “In pochi versi sono riusciti a fare venire fuori i personaggi. Hanno colto  in pieno lo spunto di quello che doveva essere”- sottolinea  orgoglioso il professor Vacchetti”. E il risultato lo conferma. Citiamo per problemi di spazio, solo alcuni versi:

Scrive  Luna Ippoliti ispirandosi a Rita Levi Montalcini.

“Non abbattetevi davanti all’errore,

non condannatevi per un’imperfezione:

la vita stessa è errore, imperfezione,

ed è in ciò che risiede la sua vera bellezza.”

Vuole riprendere lo swing di Buscaglione,  Ottavio Dashi (nella foto sopra)

“E vissi senza te
la mia notte più fatal;
non le donne, non il whisky o la città
tolsero a me “il sole nascosto”, ma
la “criminalmente bella  “car”

A Primo levi ,Riccardo Fracchioni

Quando mi dissero “tu

vai di qua”, / Ci andai,

ma fu Alberto a

spiegarmi / Che chi si

adattava agli ordini, /

Qua nel lager, era il

primo a morire.

Quando mi dissero “vieni

con noi” / ci andai lo

stesso, perché avevo

paura.

Dedicato a Macario di Elisa Bonazzi

Sempre fu grande in me l’amore per il teatro,

Per il cinema, per lo spettacolo,

Per le risate del pubblico,

Per l’orgoglio della mia amata Giulia

E dei nostri Alberto e Mauro,

Per la poesia che il mio animo libera

nel dare vita alla sua arte.

E a questo dedicai la mia vita,

A far vivere la mia arte,

E ora la mia arte fa vivere me

Nel cuore e nel ricordo della gente.

Fotogallery con alcuni degli studenti che hanno partecipato

 

Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2019

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