Whistleblowing – segnalazioni di condotte illecite

La legge 179/2017 tutela il pubblico dipendente o il collaboratore che segnala le condotte illecite di cui è venuto a conoscenza nell’ambito delle proprie mansioni. La tutela è estesa anche ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni, servizi e lavori dell’ente.

In applicazione della normativa:

  1. L’identità di chi segnala è tutelata ed è sottratta alla misura dell’accesso agli atti.
    Nel caso dalla segnalazione scaturisca:

    • un procedimento penale, l’identità è coperta dal segreto (art. 329 del codice penale);
    • un procedimento dinnanzi alla Corte dei Conti, l’identità è segretata fino al termine della fase istruttoria;
    • un procedimento disciplinare interno, l’identità non può essere svelata. In questo caso il segnalante potrà dare il consenso a rivelare la sua identità ove indispensabile per la difesa dell’incolpato; in caso di diniego la segnalazione non sarà utilizzabile per avviare il procedimento.
  2. Chi segnala non può essere sanzionato, demansionato, licenziato a causa della segnalazione.
    Il segnalante che subisca tali misure disciplinari può comunicarle all’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), direttamente o tramite le organizzazioni sindacali: spetterà al datore di lavoro dimostrare che i provvedimenti adottati nei suoi confronti siano estranei alla segnalazione.
  3. Responsabilità dell’ente
    L’ente che non rispetta i due punti precedenti è soggetto all’applicazione di sanzioni pecuniarie.
  4. La segnalazione deve essere veritiera
    Nessuna tutela è prevista nei casi in cui il dipendente, in relazione alla segnalazione, venga condannato, anche in primo grado, per i reati di calunnia, diffamazione o comunque commessi tramite la segnalazione e anche qualora la denuncia, rivelatasi infondata, sia stata effettuata con dolo o colpa grave.

Come segnalare

Per effettuare la segnalazione scarica e compila il modulo di segnalazione illeciti (formato .docx compilabile a video – formato .pdf) e invialo all’indirizzo anticorruzione@cimiteritorino.it. ; nell’oggetto della mail indica semplicemente “segnalazione illeciti”.

La segnalazione può anche essere effettuata direttamente all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attraverso l’apposita piattaforma informatica che garantisce la crittografia dell’identità del segnalante.

In alternativa l’accaduto può diventare direttamente oggetto di specifica denuncia da parte del “segnalante” all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile, senza previa segnalazione all’ente o all’Anac.

Non potranno essere prese in considerazione segnalazioni anonime e non circostanziate.

Domande frequenti (FAQ)

Cosa significa whistleblowing?

Il termine inglese whistleblowing indica l’azione di “soffiare il fischietto” ed è quindi assimilato al concetto di segnalazione, denuncia o, in gergo, soffiata.
In senso più ampio, si intende per whistleblowing l’insieme delle attività di regolamentazione delle procedure volte a proteggere e tutelare il segnalante (whistleblower) e ad incentivare la segnalazione degli illeciti.

Quali fatti o atti possono essere segnalati?

Non esiste una lista tassativa di reati o irregolarità che possono costituire oggetto del whistleblowing. Possono essere segnalate tutte quelle situazioni in grado di arrecare danno o pregiudizio all’ente, come comportamenti illeciti, rischi, reati o irregolarità, anche riconducibili a violazioni del codice etico e del sistema di controllo interno di AFC Torino S.p.A. (ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato per ottenere vantaggi privati, irregolarità contabili, false dichiarazioni, violazioni delle norme ambientali e di sicurezza sul lavoro, demansionamenti, assunzioni non trasparenti, mobbing, sprechi, ecc.).
Il whistleblowing non riguarda lamentele di carattere personale, che sono disciplinate da altre procedure.

Chi può segnalare?

I dipendenti o collaboratori, a qualsiasi titolo, di AFC Torino S.p.A. che siano o siano stati testimoni, anche indirettamente, di un illecito o di un’irregolarità sul luogo di lavoro.
In caso di trasferimento, comando, distacco (o situazioni analoghe), il dipendente può riferire anche di fatti accaduti in un’amministrazione diversa.

Possono segnalare anche dipendenti o collaboratori di un fornitore dell’ente che ne sia venuto a conoscenza o che ne sia testimone.

Chi riceve e gestisce le segnalazioni?

Le segnalazioni, sia quelle inviate direttamente ad AFC Torino S.p.A. (attraverso qualsiasi canale), sia quelle eventualmente trasmesse tramite la piattaforma messa a disposizione dall’ANAC, sono ricevute e trattate esclusivamente dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di AFC Torino S.p.A.

E se la segnalazione riguarda il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza?

In questo caso le segnalazioni vanno inoltrate esclusivamente all’ANAC (Autorità Nazionale AntiCorruzione).

Le segnalazioni  possono essere anonime?

Non ai sensi della normativa di cui alla legge 179/2017 che ha come fine la tutela dell’identità e del trattamento di chi segnala, di chi ci mette la faccia nel riferire situazioni irregolari se non illecite e comunque di danno per l’azienda; eventuali segnalazioni anonime potranno eventualmente essere considerate all’interno di un quadro più ampio di elementi raccolti dall’azienda come segnali di allarme.

Come è tutelato il segnalante?

L’ente ha l’obbligo di secretare e non diffondere l’identità del segnalante (whistleblower). Quando la segnalazione è effettuata utilizzando l’applicazione dell’ANAC l’identità non viene neppure comunicata all’Ente e rimane custodita con una chiave telematica all’interno degli archivi informatici dell’ANAC. Se invece è fatta utilizzando il modulo cartaceo, l’identità viene conservata esclusivamente dal Responsabile anticorruzione e Trasparenza.

Inoltre il dipendente “non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia” (Art. 54-bis D.Lgs. 165/2001).

L’identità del segnalante può, ad un certo punto, essere rivelata?

L’identità del segnalante (whistleblower) è protetta in relazione al procedimento disciplinare interno che l’ente dovesse promuovere verso un suo dipendente in seguito alla segnalazione ricevuta e alle verifiche condotte. L’ente peraltro non potrà procedere con il provvedimento disciplinare se l’identità del segnalante fosse indispensabile al soggetto “segnalato” per difendersi e il segnalante non acconsentisse al suo svelamento.

Nell’ambito penale invece la legge richiama in maniera espressa l’art. 329 CPP che prevede l’obbligo del segreto istruttorio sino alla conclusione delle indagini preliminari. Quando alla conclusione ne discendesse l’avvio di un procedimento penale, allora l’identità verrà svelata (non dall’ente ma dall’autorità giudiziaria) al fine di essere utilizzata nel procedimento stesso in quanto l’art. 203 CPP prevede l’inutilizzabilità di dichiarazioni anonime e degli atti di indagine su di esse fondati (come confermato anche dalla sentenza 9047 del 27/02/2018 della VI sezione della Cassazione Penale).

Lo stesso vale nel caso di un procedimento di fronte alla Corte dei Conti.

Una volta ricevuta la segnalazione, cosa succede?

Ricevuta la segnalazione, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza:

  • cura l’istruttoria rispettando la tutela della riservatezza e il principio di imparzialità nell’interesse generale e di tutte le parti coinvolte;
  • valuta oggettivamente i fatti;
  • chiede chiarimenti se strettamente necessari, inclusa l’audizione del segnalante e di eventuali altri soggetti, con l’adozione delle necessarie cautele.

Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e trasparenza, in caso di manifesta ed evidente infondatezza può decidere di archiviare la segnalazione. In caso contrario valuta a chi inoltrare il contenuto della segnalazione (evidenziando che si tratta di una segnalazione su cui c’è una rafforzata tutela della riservatezza), in relazione ai profili di illiceità riscontrati, tra i seguenti soggetti:

  • Dirigente della struttura cui è ascrivibile il fatto;
  • Ufficio Procedimenti Disciplinari;
  • Autorità giudiziaria;
  • Corte dei conti;
  • ANAC.

La valutazione del Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza dovrà concludersi entro i termini fissati nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione. Terminata la procedura, il Responsabile potrà utilizzare il contenuto delle segnalazioni per identificare le aree critiche dell’amministrazione, in un’ottica di miglioramento della qualità ed efficacia del sistema di prevenzione della corruzione. Conseguentemente predispone gli interventi organizzativi necessari per rafforzare le misure di prevenzione della corruzione nell’ambito in cui è emerso il fatto segnalato.

Che cosa succede se la segnalazione è “una bufala”?

Abbiamo detto che la segnalazione deve essere circostanziata e veritiera, tale da poter consentire all’azienda di avviare un procedimento di acquisizione di ulteriori elementi al fine di verificare la rilevanza disciplinare ovvero la rilevanza dal punto di vista penale e/o amministrativo contabile. La tutela del segnalante però, decade qualora sia accertata la responsabilità del segnalante per ipotesi di reati di calunnia e/o diffamazione anche solo con sentenza di 1° grado.

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